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Uno, nessuno e centomail

Nome: laratorres83, laratube, laragram, laratorres, larablogger.

Età: 13 anni di mail, 4 anni di facebook, 2 anni di twitter,  un anno di Instagram, due settimane di blog.

Luogo di nascita: consultare allegato “elenco geotag”.

Stato civile: virtuale.

Segni particolari: cicatrice da usura da touchscreen sul polpastrello del pollice destro.

Identità plurale, persona singolare.

Nati incerti di natura, la virtualità è terreno fertile per chi è ancora alla ricerca di se stesso. A ogni social network corrisponde un’identità, un abito da indossare a seconda di occasioni e necessità, per essere chi si vuole quando si vuole.

Identità prêt-à-porter, per piacersi di più quando ci si guarda nello specchio di una realtà parallela che ci consegna un’immagine di noi speculare ma sfaccettata, sottoforma di avatar, alla costante ricerca del proprio “profilo” migliore.

Così l’opinione si fa tweet, la foto si fa tag, l’immagine si fa pin, l’obiezione si fa post, il racconto si fa blog, l’anagrafica si fa form.

La socialità cambia forma e in uno spazio dilatato per tendere all’infinito, in un tempo contratto per tendere al presente, gli amici vanno trovati, aggiunti, seguiti, suggeriti, taggati.

In una realtà social-virtuale così frammentata la rete che serve a collegare rischia di imbrigliare col rischio che anche solo prendersi un caffè implichi: una proposta via mail, la controproposta su twitter, la risposta su fb, la conferma via sms, finale disdetta su Whatsapp.

Per sperimentare un’autentica condivisione, senza perdersi un aggiornamento, bisognerebbe contrapporre alla socialità frammentata una comunità riunita attraverso una sola piattaforma.

Una sola app del proprio smartphone a racchiudere i messaggi istantanei, gli aggiornamenti di stato dei social network, le foto da condividere, i brani preferiti, la playlist dei propri video, i luoghi visitati. Non caricamenti ma condivisioni, non “retweet”  ma feedback, non sterili “mi piace” ma fertili “secondo me…”.

Un unico orizzonte a cui rivolgere lo sguardo. Uno schermo bianco su cui proiettare ombre cinesi, bidimensionali, risultato dei molteplici profili inanellati da un nuovo modo di intendere la comunicazione.

Dopo aver raccolto i contatti imbrigliati nella rete, il passo successivo sarà stringerne le maglie, consolidare i rapporti, unificare le voci virtuali ma moltiplicandone  la ‘reale’ empatia.  

larablogger

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