necessità · storia · virtù

I giorni dell’abbandono (ai post l’ardua sentenza).

Questi, i giorni della prima metà di ottobre, per me sono i giorni dell’abbandono.

5 anni fa perdevo mio padre. Se state già arricciando il naso credendo di esservi imbattuti nell’ennesimo necrologio postumo, no, non è questo il caso.

Questo post è dedicato a mio padre, Peppino, per due ragioni. Ricordarlo con un sorriso e sentirmi complice di chi affronta da vicino l’esperienza del dolore, incolmabile, di una perdita.

“Incolmabile”è la prima parola che ti viene in mente quanto perdi qualcuno. Insieme a “ingiusto”, “perché”, “come farò”, “cazzo”, “mi manchi”.

Ma scrivo questo post per condividere con voi il modo in cui ho riempito questo vuoto.

Il vuoto rimane reale, inestinguibile, ma viene riempito, platonicamente, e sono qui a dirvi di cosa:

1) di ricordi, in primo luogo. Man mano che passano i giorni, i mesi, gli anni da una perdita, ci si rende conto, con enorme senso di inadeguatezza e ulteriore dolore, del potere dell’oblio. I ricordi sbiadiscono, le voci si affievoliscono. Ma il ricordo strappa all’oblio il suo potere spietato. Il passato rivive attraverso gli occhi e le voci di chi ha conosciuto la persona che hai perso. E’ questo il motivo per cui chi perde le persone care cerca di parlarne sempre e comunque, al fine di non tradire mai la sua memoria. (questa precisazione è destinata a chi si chiede perché parli di mio padre con enorme “leggerezza” )

2) di sensi di colpa. Quando perdi qualcuno con cui hai dei conti in sospeso (e con un padre ce ne sono quasi sempre) non ti resta che fare i conti con te stesso; con le parole non dette, le frasi lasciate a metà, i sorrisi negati, le promesse non mantenute, o mai riscattate.

3) di eredità. La perdita di una persona amata è un’investitura. Il peso di quella mancanza è segnato sull’epidermide, tatuato sottopelle. In certi giorni pesa meno, in altri quel peso ti opprime e devi affidarti a qualche riserva d’aria (l’amore di chi ti sta accanto, ad esempio, ma in alcuni casi anche una bella commedia può aiutare, di certo sconsiglio vivamente – e passatemi il termine –  i film alla “Million dollar baby”)

Chi non c’è più non può rivendicare la propria dignità, ed è questa l’eredità di chi resta.

lara torres

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One thought on “I giorni dell’abbandono (ai post l’ardua sentenza).

  1. Sono le parole più giuste che abbia mai sentito, sono le parole che per due anni si sono bloccate in gola e che non riescono a venire fuori. Sono le parole che ho paura a dire perchè temo che non sarò mai capita, perchè credo che quello che provo non è la stessa cosa, perchè il vuoto che provo non è incolmabile. E’ sono stati proprio i ricordi a farmi compagnia.Non potrò capire sicuramente la sofferenza che state provando, ma con il cuore e la mente vi sono vicina ed ogni giorno ringrazio il cielo per avere ancora il mio di padre vicino. Vivo ogni giorno cercando di apprezzare e di godermi i miei cari più che posso senza mai rinunciare a condividere tutto con loro……….

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