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Estate sotto zelo

6086173-vetro-con-una-stampa-di-un-mani-di-congelamentoPer chiunque sia stato studente, settembre ha sempre rappresentato una stretta allo stomaco.

In principio era il ritorno a scuola, quando ancor prima di quella stridula campanella imparavi a detestare un altrettanto puntuale  campanello d’allarme: le pubblicità di zaini e diari all’ultimo grido (che poi che fretta c’era di pubblicizzarli da luglio, neanche le vacanze al mare in santa pace).

Una volta archiviato il capitolo “esame di maturità” pensi che il grosso sia stato fatto, pensi che adesso che hai superato notti insonni sui libri recuperando arretrati, ora che hai dimostrato a te stesso di saper affrontare la commissione più ostile, ora che sai di essere in grado di copiare davanti agli occhi più sospettosi, ora sì che sei pronto alla vita. Questa fase di solito prende il nome da una frase che ogni maturando si sente dire: “l’esame-di-maturità-lo-sognerai-per-tutta-la-vita”. E in effetti è così, e quel voto sudato diventerà il marchio da cui cominciare ad imbastire le fila del tuo futuro.

C’è chi crede che la fine delle scuole superiori corrisponda alla fine delle avversità ed entra nella fase “l’università-la-scelgo-io-e-mi-gestisco-io-i-tempi”. O c’è chi, come me, presto impara che è solo l’inizio e ben presto capisce di essere entrato nella fase “ora sono cazzi”.  In entrambi i casi settembre appare comunque eccitante e stimolante e se ne sta lì, ad aspettare a braccia conserte che sia tu a rimboccarti le maniche per lui.

Per chi lavora, la percezione dei mesi estivi è davvero relativa e, diciamolo, tutto si riduce ad accaparrarsi il periodo di ferie migliore. Spesso questo si rivela il momento favorevole per servire una vendetta fredda a colleghi da cui dobbiamo riscattare qualche torto subito, cercando di avere la meglio sul periodo feriale. É la fase della “ripicca d’alta stagione”.

Ma ora vi racconterò di cos’è l’estate per i “freelance”, ovvero quella categoria di persone che non conosce ferie, che è alla costante ricerca di lavoro, per cui agosto non è sinonimo di afa, bensì di ibernazione. In estate il freelance osserva il mondo intorno a sè rallentare inesorabilmente, diventare paralitico, fino ad arrivare a congelarsi nel giorno di ferragosto. I contatti si diradano, le speranze che qualcuno ti risponda al telefono diminuiscono con l’aumentare del livello di abbronzatura, e alle mail, se sei fortunato, c’è il risponditore automatico: “ci risentiamo dopo le ferie, buone vacanze”.

Il meteo del freelance non è soggetto a variazioni climatiche, ma a variabili emotive e le sue vacanze trascorreranno lente, con lo sguardo all’orizzonte, in attesa del disgelo di settembre.

 

laraglaciale, per oggi

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