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Bari/Milano: sole andato.

gravity-trailer-3-635Questo post nasce in treno, durante un viaggio notturno in cuccetta, da Bari a Milano, concepito attraversando l’Italia. E’ un post pendolare che ha il doppio passaporto, come un figlio concepito durante un rapporto sessuale in aereo. Non ho mai conosciuto nessuno che lo abbia fatto, ma mi piace pensare che da qualche parte esista qualcuno nato tra le nuvole. Almeno per una volta la storia secondo cui i bambini arriverebbero dal cielo rappresenterebbe una mezza verità.

La cuccetta di un treno per molti aspetti somiglia ad una navicella spaziale. “Perché, ci sei mai stata?”. Vi chiederete voi. Beh no, ma l’ho vista in tanti film e poi la mia immaginazione basta e avanza come set cinematografico. Ora vi spiego perché:

Cibi liofilizzati.

In un Intercity Notte l’approvvigionamento d’acqua avviene attraverso delle coppette di plastica sigillate che ti fanno trovare al tuo arrivo, come fosse il migliore dei benvenuti. Hanno decisamente qualcosa di inquietante e nonostante la mia capacità d’adattamento che ormai sta raggiungendo soglie per me inimmaginabili, riconosco la mia ostilità nei confronti di questa ciotola di acqua Fabia, colma fino all’orlo, a cui credo ricorrerei solo in caso di imminente calamità naturale.

E guardo il mondo da un oblò.

Il panorama che scorre dietro i vetri di un Intercity Notte è molto simile a quello che un astronauta guarda attraverso il suo oblò: il nulla cosmico. Sei avvolto dal buio più totale, senza punti di riferimento. Le uniche fonti di luce sono quelle che provengono dai neon alle fermate ferroviarie. Emanano quasi sempre un luce fredda, o una luce giallo ocra, che ti fa pensare a scenari come scambi di droga, traffici di armi, contrabbando. Qual è l’affinità con lo spazio? L’abitudine all’assenza di “gravità”.

Più che cuccette, cabine a pressione.

Chi viaggia lo sa. In una cuccetta per 4 persone il tuo spazio vitale si limita a un raggio d’azione di circa 5 cm. Un passo falso e sei morto. Diventi insofferente ai rapporti umani, cerchi di limitare le relazioni allo stretto indispensabile. Sfuggi lo sguardo del vicino di letto per evitare che attacchi bottone col più classico dei “Lei dove va?!” seguito dal sorrisone di solidarietà.
In quei casi la tattica è sempre la stessa. Cuffie, musica a tutto volume e occhi chiusi. Ad esempio mentre vi scrivo sono sola in cuccetta. Il controllore, anticipando la mia domanda, con lo sguardo sadico di chi sa che sta per comunicare qualcosa di insidioso, mi dice “A Foggia salgono tre persone”. Nella mia testa è partita la musica di Psycho, avete presente quella delle coltellate nella doccia? Ecco, quella. Immaginate la mia angoscia quando si aprirà la porta che mi separa dall’universo e che ho blindato accuratamente.

Ciò che conta è arrivare a Milano e piazzare la mia bandiera pugliese sul suolo meneghino.

Un piccolo passo sul Duomo. Un grande passo nell’umidità.

larablogger

se non ne hai abbastanza, leggi le puntate precedenti:

lamilanodabari #3 – 5 cose che impari vivendo a Milano

lamilanodabari #2 – (come fare a meno di ciò di cui non puoi fare a meno)

lamilanodabari #1 – (e i suoi luoghi comuni molto ben popolati)

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One thought on “Bari/Milano: sole andato.

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