storia · vizi

Confessioni segrete di una ex universitaria (contiene spoiler)

A chi mi conosce ho raccontato questo aneddoto più volte, che puntualmente provoca un misto tra pietà, derisione (motivatissima) e incredulità nei miei confronti. Eppure è accaduto per davvero.

Uno dei periodi più bui della mia vita, quasi in preda ad una crisi adolescenziale tardiva, è stato quello dell’università. Anno domini 2002.

Il mio percorso giornaliero era quello dalla stazione di Polignano a quella di Bari, dove ho frequentato per un anno Lettere e poi Scienze della Comunicazione per i successivi tre.

Non mi sono laureata, mi mancavano pochi esami in verità. La verità è che io amavo studiare, ma sono scappata perché in quel luogo non mi riconoscevo. Mi sentivo un pesce rosso in un acquario di pesci tropicali. Ho vissuto molto in solitudine, fatta eccezione per pochi sinceri e autentici amici che hanno condiviso con me quel percorso.

I miei pochi ricordi (gran parte sono stati rimossi) mi riportano nel grigiore dell’aula più grande, quella in cui si tenevano le lezioni più affollate come storia del giornalismo, una specie di anfiteatro dove puntualmente i banchi si riempivano di gruppetti affiatati, animati da svariate e cicliche dinamiche.

C’era il gruppo filocomunista, si piazzava ai due terzi delle file di banchi: chi portava musica indie, chi il tabacco e le cartine, chi improvvisava un invito last minute durante l’ora di buco nel monolocale dietro l’angolo: “due spaghetti al volo e poi torniamo”, e tornavano puntualmente, estremamente rilassati.

comehome

Poi c’era il gruppo secchione. Abbonamento alle prime file e lo stesso siparietto ogni volta: ripetizione delle lezioni precedenti, confronto con scambio spasmodico di appunti e guai ad aver saltato una lezione che sei meno disperato se perdi una puntata di Game of Thrones e ti infliggi l’esilio per stare alla larga dagli spoiler di quei bastardi che fremono dalla voglia di dirti che Jon Snow muore. Sopraggiungeva il panico, la disperazione. Ma i secchioni peggiori erano quelli che all’esame continuvano a ripetere tutte le 400 pagine alla perfezione dicendo “non so niente, NON SO NIENTE!”, e poi con colpevole sollievo ti sbattevano in faccia il loro 30 e lode sgattaiolando dalla porta dopo averti appioppato tutta la loro ansia da prestazione.

Il gruppo di fighette poi era il mio preferito. Borsa firmata, zaino firmato, blocco degli appunti firmato con copertina rigida (sì firmata pure lei), rolex, smart  avuta in regalo dal papi al 18esimo compleanno parcheggiata in divieto di sosta e poi quell’espressione da Chiara Ferragni stampata in faccia: mezzo sorriso (non troppo, ce l’hai pur sempre placcata d’oro) e quella parvenza di onnipotenza firmata Hogan. Sono fatte in serie, alte almeno 1.70 e sono amiche del più figo del corso. “Con queste non c’ho proprio un cazzo da spartire”.

Tra tutti questi gruppi io non ho mai trovato una collocazione: le fighette che te lo dico a fare, i secchioni mi trasmettevano troppo senso di colpa per non aver studiato tutta la notte, ma simpatizzavo per il team fricchettone e speravo che prima o poi arrivasse quell’invito implicito alla spaghettata, che basta unire indice e medio, avvitare le dita, e gli astanti sono già sulla rampa di avvicinamento al tuo tavolo da pranzo, stile “Miseria e nobiltà”.

Io osservavo tutti, in silenzio, mi umiliava la mia solitudine, rasentavo la sociopatia pur sapendo di passare magari, a mia volta, per quella che se la tirava.

Arrivo all’aneddoto.

Nei momenti di maggiore sconforto componevo il numero del mio migliore amico, pronto ad ascoltarmi a qualsiasi ora del giorno e della notte. Per sorprendermi amava cambiare nome ogni volta.
All’epoca il mio numero di telefono era un TIM e il mio cellulare un samsung a conchiglia. Lo aprivo, pigiavo prima il 4 poi il numero 9, e ancora 1 e dopo 6. Cornetta verde.

“Ciao sono Roberto, in cosa posso esserti utile”. “Ciao Roberto, non è che mi dici se posso attivare qualche promo minuti per il weekend, o magari se ci sono altre offerte a cui posso aderire? Ho tempo”.

 

Adesso mi occupo di customer care e attendo che Roberto mi chiami per restituirgli il favore.

C’est la vie!

 

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3 thoughts on “Confessioni segrete di una ex universitaria (contiene spoiler)

  1. Hai studiato giornalismo e si vede. Sei precisa, scenografica con poco, inquadri l’argomento è poi lo lasci andare negli occhi di chi lo legge. Sei brava, da romanzo breve, da scenografia teatrale, da commedia realistica autoironica. Scrivi bene, continua così.

    1. Ciao Riccardo. Grazie mille per le tue belle parole. In verità non ho studiato giornalismo, ma ho alle spalle una importante esperienza nella redazione giornalistica di Antenna Sud a cui sono molto legata 🙂

  2. Ciao Lara ero il frikkettone seduto sempre in terza fila con gli occhiali da sole… quello che alzava la mano ai quesiti dei prof posti per mantenere la soglia di attenzione alta e quindi per dare brio alle nostre menti appannate sia dall’anidride carbonica di cui si saturava l’aria che da quei pochi raggi di luce che entravano dalle feritoie ops finestre… poi invece di rispondere chiedevo sempre di andare in bagno con grande ilarità di tutti i pesci dell’acquario, scherzo sono un tuo amico virtuale sono un tuo paesano di Terronia e ho lo stesso rapporto coi social se posso confidartelo penso che usando i filtri e il resto degli strumenti che fb ci mette a disposizione si riescono a limitare i danni (privacy a parte) cmq posso ringraziarli per aver approfondito la tua conoscenza (sviolinata in giro di LA minore) ti conosco di vista ma grazie a delle sincronicità di nn sò che natura la tua compagnia è particolarmente piacevole… un saluto….

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