storia · vizi

Diletta Leotta e i 7 vizi capitali

Ieri sera i sette vizi capitali si sono fatti persona.
Ieri sera Diletta Leotta li ha incarnati tutti.
Ci ha tentati meglio di Kevin Spacey in Seven e ci siamo cascati.
Ha reso peccatori 11 milioni di telespettatori. Ci ha reso telepeccatori.
Ci ha guardato dal palco dell’Ariston con i suoi grandi occhi così chiari e svegli, mettendoci in contatto con le nostre più inconfessabili frustrazioni.
Nessuno è stato a proprio agio, né uomini, né donne.
Non i superbi, desiderosi di un inciampo, di una falla da sottolineare con matita blu.
Non gli avari, consumati dal desiderio della sua ricchezza e di possesso.
Non i lussuriosi, aizzati dal desiderio, obnubilati da forme perfette e generose.
Non i golosi, la cui bava serpeggia tuttora alla ricerca di foto e scollature audaci.
Non gli iracondi, vittime della sindrome da “la volpe e l’uva”.
Non gli accidiosi, indifferenti (?) a qualsiasi manifestazione di bellezza.
Sanremo Music Festival 2017
Lascio per ultimi i cultori dell’invidia, consapevoli e non. Si sono guadagnati un posto d’onore.
L’espiazione dell’invidia passa dall’insulto, strumento privilegiato per esorcizzare un sentimento negativo in cui identificarsi significa, per molti, perdere.

Quando un’oggettiva bellezza fa il paio col talento e, “ancora peggio”, l’intelligenza, quando non puoi additare la stupidità, quando devi scomodare l’impolverata etichetta “bella e brava” a discapito della più usurata e rassicurante “bella ma stupida”, è lì che scatta il corto circuito, è lì che le energie che spenderesti per stimare qualcuno le impieghi per individuare difetti, incapacità, ma con molta più fatica.
Allora scomodi il passato, la chirurgia, Photoshop, i nostri “troppo costruita” che ci riappacificano con la cellulite e i rotolini sui fianchi.
E l’essere competente anche in materia di sport, territorio di appannaggio per lo più maschile, la rende ancor più indigesta soprattutto al pubblico femminile, proverbialmente ostico rispetto alla fede calcistica.
Dilè, sai che ti dico? Che a me piacerebbe essere al tuo posto, assai.
Un po’ perché hai le tette che ho sempre sognato, un culo della madonna, fama e soldi.

Sopratutto io ti invidio, sì, è vero. Ma perché hai talento, una bellissima voce e una dizione perfetta. Ti invidio perché sei brava nel tuo lavoro e sei appassionata, hai uno stile asciutto pur essendo comunicativa, hai classe ed eleganza e hai solo 25 anni.

E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.

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