storia

“Per gli amici”

Abbiamo bisogno di diminutivi. Abbiamo bisogno di nomi propri da troncare.
Come ti chiama il tuo migliore amico?
Come ti chiama tua sorella?
Come ti ha memorizzato tua cugina nella rubrica della sim?
Come ti nominano gli amici del gruppo whatsapp del calcetto (a parte bomber)?

Le sillabe dei nomi propri sono nate per andare incontro ad elisioni spesso incontrovertibili.
Castrazioni anagrafiche con cui impariamo a convivere, marchi a fuoco che difficilmente ci spolveriamo di dosso.
E se il nome è breve di suo? Allora si va di suffisso.

Perché abbiamo bisogno di Fra, Lù, Ele, Giova, Ti, Fede, Ste, Eri, Vale, Sere, Ka, Franci, Michi, Pà, Clà, Gi?

Perché abbiamo bisogno di sentirci al sicuro, prendere le misure per accorciarle, sentirci legittimati e legittimare ogni giorno la presenza di qualcuno nella nostra vita.
Il diminutivo non è un mero vezzo linguistico. E’ il lasciapassare che occupa lo spazio tra la stretta di mano e la carezza, un nulla osta per la complicità.

Ogni volta che un amico adotta il tuo nomignolo, ha luogo una rinegoziazione delle distanze amicali, un altro bagno nella tua fonte battesimale da cui emergi più forte di prima.

Quando il mio “Lara” diventa “Laretta” so che tra me e il mio interlocutore c’è un grado di confidenza che rilassa gli animi, è come dire “vengo in pace e in questa conversazione nessun essere umano verrà maltrattato “.

E’ per questo che nelle liti tra fidanzati spariscono gli “amore”, i “cuoricino”, “pulcino” (e dio solo sa per quale motivo, ma si, succede di paragonare i propri fidanzati a pennuti) a favore di nomi propri, sillabe ingessate tanto vengono scandite alla perfezione, che a volte preferiremmo chiamar il partner per cognome, dandogli pure del lei, pur di prendere le distanze.

Ecco, mi fa meno piacere, anzi mi fa propri incazzare, quando mi chiamano Laura (cosa che mi capita un paio di volte al giorno di media. Ma questo lo sapete già).
Chi storpia il nome non è tuo amico.
I nomignoli sono solo”per gli amici”, parole d’ordine per ingressi a numero chiuso.

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3 thoughts on ““Per gli amici”

  1. Esatto! Collego sempre il sentir pronunciare il mio nome nell’interezza delle sue lettere ai rimproveri dei genitori, con lungo vociare ascendente ed enfatizzazione delle vocali.
    Mai chiamati i parenti e gli amici, ma neanche i colleghi di lavoro, senza abbreviare, vezzeggiare, alterare il loro nome, così come appunto desidero si faccia con me.
    Un consiglio però, ora: come comportarsi con “Dario”? Questo nome mi mette in crisi da sempre, non trovando una formula gradevole e apprezzata, rischiando piuttosto di falsarne la natura.

    1. Ci sono dei nomi che non richiedono effettivamente diminutivi. Mia sorella ad esempio si chiama Mary, ma lei resta Mary. L’altra invece, Katia, per me è Ka da sempre (come la Ford). Dario potrebbe essere Dà 🙂

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