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Perché ci schieriamo col più debole

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Ho sempre sostenuto che sia molto più facile tifare per i più deboli. “Naturale”, direte voi.

E io vi dico che naturale non è, perché dietro questa parvenza di compassionevole solidarietà, si cela molto spesso, in verità, la paura. La paura del più forte.

Supportare chi sta attraversando un momento di sconforto, un fallimento, un licenziamento, un amore finito, è comodo, oltre che più facile. Il supporto arriva dall’alto, destinato a chi sta peggio di noi, categoria a cui è più facile sorridere, con quella smorfia a metà tra la commiserazione e “menomale che non sta toccando a me”.

La scelta del sostegno del più “debole” è la via più semplice perché non implica la messa in discussione dei propri limiti ponendoci in una condizione di superiorità emotiva o fisica; crea quindi il giusto distacco utile a scongiurare il pericolo che quella stessa sorte possa capitare a te.
Molto più autentico è sostenere il successo di qualcuno a noi vicino, condividerne le gioie, dispensare pacche sulle spalle, anzi meglio abbracci, e parole di sincera compartecipazione.

E parlo di entusiasmo sincero, non quello dell’opportunista affetto da sindrome recidivante del pendolarismo da carro del vincitore.

Fateci caso. Pensate a qualcuno che si è guadagnato da vivere onestamente, magari venuto dal basso e che ora è ricco e all’apice del successo. Lo stimereste davvero o tendereste più a invidiarlo con una buone dose di astio?
Pensate se il vostro migliore amico con cui avete condiviso lo stesso percorso di studi vi raccontasse di essere stato assunto da Google a 5mila euro al mese. Sareste sinceramente felici per lui o sotto sotto cerchereste di capire perché lui è stato baciato dalla fortuna e voi no?

Si, perché se qualcuno gode di benefici a noi sconosciuti, quasi sempre ne riconosciamo la fortuna di congiunture astrali favorevoli e in rari casi la bravura.
E per l’amico sfigato invece pacche di spalle a gogo e “usciamo a bere una birra una sere di queste” che gli alcolisti anonimi sono dietro l’angolo.

Compatire il dolore è più facile che condividere le gioie. Ma le dicotomie non hanno mai particolarmente giovato alle dinamiche sociali.
Non dovremmo mai dimenticare che quello che ai nostri occhi è “il più forte”, potrebbe celare voragini di debolezze ben camuffate da vezzi carismatici, che magari la birra pur di non sentirsi solo, lui sì che ve la offrirebbe volentieri.

Voler bene a qualcuno significa volere “il bene” di qualcuno. E se così non fosse, almeno evita di dispensare tvb.
Che poi è la stessa regola semplice semplice che vale per il sentimento d’amore.
Ma sul delicatissimo equilibrio tra l’amore per se stessi e l’amore per gli altri dovremmo scomodare un bel po’ di manuali, e neanche basterebbero.

E’  venuta fuori la paternale da guru motivazionale che Montemagno levati.
Un po’ mi detesto, lo ammetto. Mi do due pacche sulle spalle da sola.

In una famosissima canzone dei Depeche Mode, il ritornello dice:
Ma prima che tu arrivi a qualche conclusione
Prova a camminare nelle mie scarpe
Inciamperai nei miei passi.

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4 thoughts on “Perché ci schieriamo col più debole

  1. E tu hai mai sentito di qualcuno rallegrarsi o addirittura gioire dopo essere stati lasciati dal proprio partner per qualcuno migliore di noi? Roba da matti! E allora forse solo la follia potra’ rendere giustizia a questo mondo pervaso da invidie, gelosie, egoismi ed individualismi. Mascherato da miliardi di amicizie su FB.

    1. Riconoscere che qualcuno sia migliore di noi è la cosa piú complicata. Soprattutto nelle questioni d’amore dove tutto assume un peso ancora maggiore. Ma il mio post è una presa di coscienza appunto per migliorarci 😌

  2. C’è un punto che forse manca. Spesso tifiamo per il più debole perché non è vero che “vinca il migliore”, preferiamo credere che il peso maggiore ce l’abbia la sorte o meglio una specie di giustizia superiore, di karma, che distribuisce (o dovrebbe) fortuna e vittorie un po’ a tutti, a turno. Non possiamo pensare che qualcuno perda sempre, e meritatamente. Abbiamo paura di essere noi quel qualcuno

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