storia

La mia sala d’attesa, in tempo reale 

Aspetto in questa sala d’attesa da 13 anni. 
Ci saprei arrivare bendata, ne conosco le scorciatoie, so dove portano i corridoi e le scale secondarie. Ci manca poco che le statue dei santi in giardino mi salutino al mio arrivo. Che poi quasi tutte le statue dei santi sono sempre lì ibernate in un gesto a metà tra un rimprovero e una benedizione. 

Mi trovo all’Ospedale di Cisanello, a Pisa e questo racconto è in tempo reale, in attesa che mi chiamino all’accettazione. 

Ci sono venuta in tutte le stagioni, avvolta da rassicuranti piumini e a mezze maniche. Ma sempre con la stessa faccia assonnata e con la scarsa propriocezione di chi mette la sveglia alle 5 per aggiudicarsi le prime file alla coda dei ticket. 

Dormo in un B&b vicino, anche lui sempre lo stesso da anni, così che in 5 minuti a piedi sono qui con tanto di foto di rito all’alba pisana. 

E puntualmente quando apro la porta della sala d’attesa mi sorprendo nel trovare chi mi guarda fiero perché si è svegliato prima di me per tagliare il traguardo, un pannello elettronico su cui pigiare la lettera corrispondente alle proprie prestazioni. 

Se sei fortunato e quello prima di te è titubante perché è un neofita del pannello elettronico (le lettere sono ben 7), puoi bruciarlo sul tempo. La mia lettera è H e la schiaccio sicura come se fossi io stessa ad imprimerla con l’inchiostro; sono sempre finita almeno sul podio. 

Ogni anno introducono in questo enorme polo ospedaliero che funziona come un ingranaggio perfetto qualche piccola novità. 

Dunque accanto alla sensazione di familiarità dei luoghi e delle procedure, subentra l’adrenalina della scoperta di una new entry in grado di scombussolare il tuo planning che altrimenti si ripeterebbe identico a se stesso. Un nuovo modulo da compilare, un nuovo monitor da decodificare, nuove regole per l’accettazione. A noi pazienti basta poco per esaltarci. 

Non appena tra la gente in attesa che aumenta ogni minuto che passa percepisci un brusio, le tue antenne captano che c’è qualcosa di nuovo da scoprire. Qualcuno conosce una nuova verità sul pagamento del ticket di cui sono all’oscuro e devo appropriarmene anche io. 
È come se ripetendo un round di un videogame che conosci a memoria, vedessi spuntare una insidia che non avevi previsto, e dovessi industriarti per risolvere l’imprevisto velocemente. Gli avversari non perdonano, e neanche gli altri pazienti pronti ad approfittare del margine di errore spodestarti. 

Sono qui già da un’ora e mezza, con la mia H tra le mani che non mollo neanche fosse il biglietto vincente della lotteria e attendo solo che il mio numero appaia sul monitor nuovo. Quest’anno hanno scelto la versione psichedelica. Mi è familiare anche il senso di fame che mi attanaglia e che devo placare con la volontà. È il digiuno prima del prelievo. Un po’ come il riposo del guerriero. 

Il monitor ha cominciato ad animarsi, i pazienti sono in fibrillazione, se potessimo accenderemmo i motori. L’atmosfera è la stessa di quando si illuminano i semafori alla partenza del Gran Premio di Formula 1. 

La verità è che questo luogo me lo sento addosso e ogni anno lo abbraccio con tutto l’affetto che posso, cercando di smussare la sua apparenza fredda e i suoi spigoli asettici, cercando il bello nei sorrisi degli infermieri, nel cappuccino dopo il prelievo e nell’esenzione totale che mi spetta. 

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One thought on “La mia sala d’attesa, in tempo reale 

  1. Di questo post ammiro il senso del tempo, della calma ma anche della sollecitudine. E poi della consapevolezza, della padronanza ma anche dello stupore. Della meticolosità, della consuetudine ma anche della scoperta. Della pazienza, della serenità ma anche dello sforzo. C’è sempre un briciolo di fantozziano che sbricioli nei tuoi racconti e adesso, dalla Casa del Cinema dove si sta celebrando il Genio che fu, sembra ancor di più che questo status riguardi a turno un po’ tutti noi. Ma poi c’è larablogger che qui ci insegna, ancora una volta, che inerzia, sopraffazione e pigrizia dinnanzi alla vita sono invece atteggiamenti da tenere assolutamente lontani.

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