storia

Il ragazzo della metro.

Esco di casa al mattino quasi sempre alla stessa ora. 8.39.

Ho imparato a cronometrare alla perfezione le tempistiche appena apro gli occhi e qualsiasi cosa io faccia varco la soglia di casa per andare al lavoro sempre alle 8.39.

Anche perché se vivi a Milano impari presto il cosiddetto “passo milanese”, quello dei sorpassi a sinistra sulle scale mobili, e guai se intralci la fiumara all’apertura delle porte della metro. Roba da far impallidire il leone e la gazzella.

Insomma, qualsiasi cosa accada calcolo i miei tempi per poter arrivare alla metro, che dista (secondo Google Maps) 550 metri da casa mia, ovvero 6 minuti a piedi (sempre secondo Google Maps, che per me ha la stessa inoppugnabile affidabilità della Sacra Bibbia), esattamente alle 8.45.

Anche per questo la mia routine mattutina è identica a se stessa ogni giorno. Le variazioni possono essere dovute a poche, ma importanti, variabili, ovvero:

  1. mi lavo i capelli la mattina stessa / mi sono lavata i capelli la sera prima.
    La questione lavaggio dei capelli è affare molto serio per una donna. Sull’autonomia del cuoio capelluto si sono consumate disquisizioni scientifiche e misurazioni empiriche secondo cui nella vita di una donna tutto è influenzato dal lavaggio dei capelli e ogni evento viene inanellato a partire da questo rituale sacro e intoccabile, le cui ragioni sfuggono al genere maschile. Ma a questo dedicherò un post a parte.
  2. faccio yoga la mattina / faccio yoga al rientro dal lavoro.
    Qui entrano in gioco i sensi di colpa da prova costume. La pigrizia fa a cazzotti con l’ansia da prestazione e la tua immagine allo specchio richiama alla mente le foto instagram che hai scorto in bacheca la sera prima in cui donne perfette appoggiano glutei marmorei a bordo piscina e lasciano intravedere attraverso generose scollature seni antigravitazionali… aaah le tette, ma anche questo meritererebbe un post a parte.
  3. ho pigiato spegni al posto di posponi. Corri corri corri cazzo!

Divagazioni a parte, alle 8.39 riesco a uscire di casa, lasciandomi alle spalle sensi di colpa, capelli sporchi, corse contro il tempo.

Davanti alla metro, da quando faccio lo stesso tragitto per raggiungere il lavoro, c’è un ragazzo di colore, sempre lo stesso. Anche la sua routine credo sia identica a se stessa ogni giorno.

La sua unica variabile è dettata dal meteo. Se piove si sistema nella scalinata che porta al sottopassaggio per restare al coperto, quando è sereno è appoggiato al muro di un’abitazione, all’ingresso della metro.

Ciò che non cambia mai sono il suo sorriso e il suo berretto, color panna, un po’ logoro ma pulito, che ti porge con dignità e discrezione. Non chiede elemosina, anche se quello è l’intento. Lui ti rivolge con tono sincero e pacato buona giornata, buon lunedì o buon week-end a seconda del giorno della settimana.

Se sono imbronciata (ovvero al mattino quasi sempre, immersa come sono nel mio nichilistico solipsismo) mi chiede “Tutto bene?!” con puntuale e spontanea empatia, che non conosce variabili, né mutazioni, né sbalzi d’umore. Sono scambi di battute fugaci ma pregne, durano il tempo di passare davanti a lui con passo milanese, che a volte si dilata quando rallento il passo per far scivolare qualche moneta nel suo berretto color panna.

Il mio primo sorriso della giornata lo rivolgo sempre a lui. Con la mia espressione  mutevole e fin troppo succube di congiunzioni astrali, situazioni meteorologiche, sonni irrequieti e sindromi premestruali.

Non so come si chiami il ragazzo della metro, non mi sono chiesta quanti anni abbia e ignoro la sua storia.
Incrociandoci ogni giorno abbiamo imparato a conoscerci per osmosi, tacita e consenziente.
E ognuno, con le sue variabili, si è fatto spazio nella routine dell’altra.

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Una risposta a "Il ragazzo della metro."

  1. Le 8.39 fa un po’ Furio, che ipotizzando di viaggiare ad una velocità di crociera di 85 km/h chiedeva all’Aci se facesse in tempo a lasciarsi la perturbazione alle spalle nei pressi di Parma… 🙂
    Il ragazzo delle metro invece è quello che anche molti di noi quotidianamente incontra e nota nel tragitto mattutino casa-lavoro, sistematicamente piazzato nei pressi di un McDonald, al semaforo o davanti al bar più frequentato, che riceverà pure qualche attesa monetina ma molto difficilmente anche un sincero e spontaneo sorriso. Per tanti di noi, più che una routine una “rottura” e intralcio di pe percorso 😦

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