storia

Di equilibri e contagocce.

Assumo un farmaco tutte le sere. Da circa due anni. Un po’ perché mi aiuta a dormire, ma soprattutto perché abbassa il volume delle mie emicranie (che è la ragione per cui mi è stato prescritto). Profilassi, si chiama in gergo medico. Ovvero quella procedura a cui devi sottoporti per un periodo mediamente lungo per prevenire, o alleviare, una determinata patologia. Quel famoso “Prevenire è meglio che curare” ha molto meno a che fare con dentifrici e sonori morsi a mele verdi di quanto si immagini (che poi, detto tra noi, ma voi l’avete mai vista una mela così?).

Insomma, ogni sera intorno alle 21 prendo un bicchierino di plastica per preparare il mio personalissimo cicchetto. Il farmaco è in un flacone dotato di contagocce. La specialista sulla ricetta ne consiglia 3/4, con poca acqua. Si, da 3 a 4 gocce prima di andare a dormire, alle ore 21.00.

Mi ha subito inquietata questa posologia così ridotta e precisa con tanto di orario consigliato. 3 o 4 gocce! Ad una come me abituata a ingurgitare a colazione cocktail a base di triptani e toradol, con una grattugiata di ibuprofene per gradire. Misurarmi con un dosaggio centellinato con la precisione di un cecchino mi creava decisamente perplessità. Al resto ci ha pensato un biblico bugiardino che credo non annoverasse tra i suoi effetti solo il teletrasporto.

E in effetti dal momento della prescrizione ci ho messo un anno per intraprendere la terapia. Con buona pace della neurologa a cui, per altro, non ho ancora dato notizie in merito al mio trattamento.

Comincio, cauta. 3 gocce, Giusto per iniziare a conoscerci.  Titubante e timida come a un primo appuntamento. Passa mezz’ora. Sonno profondo. Al mattino dopo mi sveglio felice e ristorata con un rinnovato senso di gratitudine nei confronti della ricerca scientifica e un altrettanto profondo disprezzo del mio scetticismo.

La magia dura una decina di giorni. Dopodiché si riaffaccia a scombussolarmi le notti lo spettro che trasforma le nuove buone abitudini in vecchie e stoiche consapevolezze, le acerbe speranze in mature certezze: è il fantasma dell’assuefazione.

Sì, perché quello che avrebbe dovuto essere un farmaco antiemicranico era diventato la mia coperta di linus, il bacio sulla fronte della buonanotte, la mano che mi rimboccava le coperta, il mio Morfeo tascabile, in versione liquida e molto ben dosata.

Decido di passare a 4 gocce, nuovamente sfiduciata nei confronti della scienza. Ma di nuovo ha luogo il prodigio. Con una sola goccia in più ritrovo il piacere di farmi destare dall’odiosissimo suono della sveglia. Ritrovo il mio nuovo baricentro, seppur viziato da una formula chimica.

Dopo quasi due anni ho trovato il mio equilibrio al contagocce che, in bilico tra astinenza ed overdose, oscilla tra le 4 e 5 unità, sfiorando le 6 quando ho decisamente bisogno di dormirci su.

Ed è così il mio ritmo sonno-veglia è governato da un puntuale e calcolato stillicidio, misurato ad arte per scongiurare la prossima assuefazione.

Ps: L’emicrania? Ci soffro ancora. Ma dormo meglio.

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Una risposta a "Di equilibri e contagocce."

  1. Nomini la parola dell’anno: ASSUEFAZIONE. Oggi attribuibile non solo all’aspetto farmacologico ma anche “social”. L’asticella si alza, la dipendenza decolla, le aspettative crescono, la tolleranza si dilata, le neuroscienze ci avvertono e mettono in guardia. E qualcosa mi dice che la PROFILASSI si adeguerà presto e non basterà una MELA a togliere il medico di torno. In attesa di un adeguato BUGIARDINO (come lo chiameremo in ambito media-social? “fake-ino”?) che ci spiegherà come controllare il fondamentale e ignorato RITMO SONNO-VEGLIA, quel ritmo circadiano ad oggi di circa 24 ore ma che vorremmo s’allungasse infinitamente. Assuefatti da 24 ore non più bastevoli. Nuove soluzioni per nuovi EQUILIBRI ci attendono.

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