storia

A chi sa dimenticare.

Qui voglio celebrare chi ha imparato a dimenticare.

Viviamo in un’epoca nostalgica che ci radica fortemente al ricordo, indelebilmente ancorata alla memoria.
Ce lo insegnano fin dai banchi di scuola. Ripetete con me: La nebbia agli irti colli… Che poi menomale è arrivato pure Fiorello a marchiare a fuoco quei versi sulle note.

Ogni giorno è dedicato alla commemorazione di qualcosa di più o meno utile, in misura planetaria. Anche facebook è lì puntuale, ogni mattina (quasi sempre contro la tua volontà), a ricordarti cosa stavi facendo 1 anno fa, a chi stavi pensando esattamente 3 anni prima, quanto eri in forma 5 anni fa e … cazzo devo rifarmelo quel taglio di capelli!

Funzionalità diabolica perché scava anche in ciò che cerchi di seppellire con tutte le tue forze, che solleva il tappeto e ti mostra tutta quella polvere che tenti goffamente di nascondere da anni. Il tuo ricordo diventa un tartufo che per quanto terriccio lo sovrasti, troverà sempre un cane addestrato alla perfezione per scovarlo.
Che Zuckerberg sarà pure un genio, ma deve ancora imparare a capire quali momenti valga la pena rispolverare e quali fanno male come una stilettata nel costato.

E se io invece non volessi allenare la memoria? Se io avessi bisogno di esercitare il legittimo e sacro potere dell’amnesia.

Perché non celebrare la giornata del lapsus? La giornata mondiale dello “scordo”. Perché devo avere un’app per ricordarmi non solo le cose da fare, ma anche in che ordine farle e sono invece sprovvista di una tecnologia di rimozione che stabilisca una “to forget list”?

Voglio un movimento che salvaguardi i file corrotti dei ricordi, ne potenzi i bug, minacci gli hard disk. Una frangia reazionaria anti-déjà vu, che contrapponga alla selettiva memoria di cui madre natura ci dota di default, un’amnesia altrettanto selettiva.

A volte avremmo più bisogno di un exception, di un inception al contrario, di un reset permanente o momentaneo, senza punti di ripristino.
Un file da cestinare, un’immagine da volatilizzare, un sogno ricorrente su cui cliccare, tasto destro, delete, svuota cestino.

Per ricordare di dimenticare.

Inception.jpg

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2 risposte a "A chi sa dimenticare."

  1. Se ancora oggi siamo lì in costante apprensione per non dimenticare è semplicemente perchè…non vogliamo essere dimenticati. Basterebbe no non avere FB ma non accedere, basterebbe no non avere App ma non usarle. Dimenticare di avere. Per ricordare di essere. Ma La Verità, dice Brunori Sas è che ti fa paura l’idea di scomparire, l’idea che tutto quello a cui ti aggrappi prima o poi dovrà morire; la verità è che non vuoi cambiare, che non sai rinunciare a quelle quattro, cinque cose a cui non credi neanche più…

  2. ottimo post. L’unico passato che vale è quello di verdure (e anche su quello ci sarebbe da discutere). La vita è fatta di oggi e di domani, tanto quello che è successo ieri resta attaccato comunque, che lo si voglia o meno. La memoria, come un grappolo d’uva, ha acini che vanno buttati. Che senso ha che qualcuno li raccolga dalla spazzatura, ci insegua, e ci riproponga quella marcia pallina imputridita?
    Mangiarla può fare unicamente male.
    Ringrazio la mia memoria di essere fallace, bacata e molto ridotta. Sono obbligato a trattenere unicamente episodi significativi, per gli altri, mi spiace, non c’è spazio.

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