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Nel nome dei padri.

Ho visto molte foto di padri oggi. Sono foto di volti solcati da rughe che contengono vite intere lunghe il doppio di quelle di oggi, mani forti e callose che stringono figli, padri e madri a loro volta, e che tengono sulle ginocchia figli dei figli. Ho visto foto digitali fatte alle foto analogiche; foto di… Continue reading Nel nome dei padri.

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Storia delle mie occhiaie.

Lo sono da quando sono nata, mie inseparabili e fedeli compagne di vita. Come quelle migliori amiche a cui temi di fare domande scomode, perché sai che alla loro verità non puoi sfuggire, anche quella che non vuoi sentirti dire. Come quando alla ricerca di conforto, tu le racconti: “Non mi ha più scritto, secondo… Continue reading Storia delle mie occhiaie.

cura · storia · vizi

Irreversibile.

Ciò che più di ogni altra cosa terrorizza. Non poter più tornare indietro, chiudere a chiave le porte i cui spiragli consolatori  hanno a lungo nutrito inconfessabili speranze, riporre sullo scaffale quel libro di una bellezza straziante che sai non riaprirai mai più, dire “a presto” con la consapevolezza che si trasformerà in “addio” appena… Continue reading Irreversibile.

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Del mio primo tatuaggio.

Ho un vezzo da diversi anni. Quando mi sento particolarmente vulnerabile, quando ho bisogno di difendermi, quando percepisco dolore, in ogni sua forma, faccio sempre lo stesso gesto, incondizionato. Porto la mano destra sulla mia cicatrice alla base del collo, come un foulard che sa  mimetizzarsi con la grana della pelle. Quel segno orizzontale lungo… Continue reading Del mio primo tatuaggio.

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A chi sa dimenticare.

Qui voglio celebrare chi ha imparato a dimenticare. Viviamo in un’epoca nostalgica che ci radica fortemente al ricordo, indelebilmente ancorata alla memoria. Ce lo insegnano fin dai banchi di scuola. Ripetete con me: La nebbia agli irti colli… Che poi menomale è arrivato pure Fiorello a marchiare a fuoco quei versi sulle note. Ogni giorno… Continue reading A chi sa dimenticare.

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Di equilibri e contagocce.

Assumo un farmaco tutte le sere. Da circa due anni. Un po’ perché mi aiuta a dormire, ma soprattutto perché abbassa il volume delle mie emicranie (che è la ragione per cui mi è stato prescritto). Profilassi, si chiama in gergo medico. Ovvero quella procedura a cui devi sottoporti per un periodo mediamente lungo per… Continue reading Di equilibri e contagocce.

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Di cocktail e lacrime.

Ho appreso solo qualche giorno fa che le lacrime non sono tutte uguali e questo mi ha sconvolta. Ero in una galleria d’arte a Polignano e mi viene mostrato il lavoro di un artista contemporaneo di cui ignoravo l’esistenza. Il suo nome d’arte è Aqua Aura. Non mi addentrerò in una materia su cui mi… Continue reading Di cocktail e lacrime.

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Il ragazzo della metro.

Esco di casa al mattino quasi sempre alla stessa ora. 8.39. Ho imparato a cronometrare alla perfezione le tempistiche appena apro gli occhi e qualsiasi cosa io faccia varco la soglia di casa per andare al lavoro sempre alle 8.39. Anche perché se vivi a Milano impari presto il cosiddetto “passo milanese”, quello dei sorpassi… Continue reading Il ragazzo della metro.

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Di quella volta che mi infilai in una macchina infernale.

Mi chiedo chi abbia inventato la cabina per le fototessere. Parlo di quel box dotato di tendina di plastica situato in stazioni e metropolitane che tutti guardano con un po’ di sospetto come se fosse un luogo di perdizione. Oggi entro in questa specie di ripostiglio con un po’ di imbarazzo e la stessa curiosità… Continue reading Di quella volta che mi infilai in una macchina infernale.

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Dei vezzi di mio padre.

Quando ero piccola c’era una cosa che mi piaceva fare quando mio padre rientrava dal lavoro. Era una cosa che mi faceva sentire importante. Si sedeva a tavola e, visto che faceva il “commerciante di prodotti ittici” (amava che chiamassi così il suo mestiere, gli conferiva un’aura di solennità), io gli staccavo dai polsi le… Continue reading Dei vezzi di mio padre.